A Bodo cominciò così

Tutta colpa del Paradiso!!!

Mi sembra di vederle le 7 macchine arrivare qui, a Bodo, nel sud del Tchad, 20 anni fa, 7 macchine cariche del necessario per iniziare un’avventura che è ancora qui.
Bodo è un villaggio a circa 2 ore da Doba e per arrivarci bisogna percorrere una “strada”, anche se strada è alquanto generosa come definizione, che mette a dura prova le patologie ossee e muscolari.
Più ci inoltravamo nella “brousse” (campagna) e più in me cresceva un senso di ribellione, non mi spavento a dirlo, una forte domanda che infuocava il mio cuore dinanzi a tutto quello che i miei occhi stavano vedendo.
“Ma che ci facciamo qui?” urlavo dentro. “Ma chi ci ha mandato?”.
In macchina ho espresso ad alta voce uno solo dei milioni di pensieri che albergavano nella mia testa e un coro, in difesa dell’assurdo che vedevo, si è alzato con decisione zittendo le mie perplessità: “Questa è la periferia del mondo, noi siamo qui da 20 anni. Qui è un paradiso!!!
Beh! Vi assicuro io avevo un’altra idea del paradiso ma, per rispetto alla consorella che mi aveva azzittita e che faceva parte del primo gruppo di suore arrivate qui, ho messo a tacere il cervello.
Però volevo capire, non riuscivo a oltrepassare il cancello rosso della nostra casa senza comprendere e ho iniziato a fare domande a raffica.
Sette macchine, cariche del necessario, nel 1993 sono arrivate qui, dove non c’era nessun missionario e nessuna attività pastorale. Quattro sorelle, una diversissima dall’altra… E qui, il nulla, solo una casa costruita dalla diocesi da arredare e rendere comunità…
Mentre ascoltavo la mia accompagnatrice mi sono resa conto che nei suoi occhi c’era una forte e chiara nostalgia di quegli inizi. Mi ha descritto tutto, le prime notti, i primi incontri, le difficoltà, le paure, ma anche la bellezza di poter vivere questo luogo e scoprirlo come un paradiso.
Ancora una domanda mi saliva in gola e che non sono riuscita a non fare: “Ma chi vi ha mandato qui, ci ha pensato bene?”. Ed ecco che mi sono ritrovata dinanzi uno sguardo ancora più carico di nostalgia. La risposta è stata chiara e nascondeva una tenerezza disarmante: “Si, questa nostra presenza è stata voluta con forza e decisione dalla Madre generale di allora”.
Così anch’io sono tornata indietro nel tempo e mi sono venute in mente tutte le volte che ho ascoltato il nome di suor Giovanna, Madre generale per 18 anni, ma molti di più al servizio del nostro Istituto come superiora, consigliera, vicaria… Un nome sempre pronunciato con riverenza dalle sorelle più grandi e mi ha sempre sorpreso che, quando si citavano fatti o situazioni legati a lei, il tono diventasse sommesso, intriso di massimo rispetto.
Lei ha voluto l’Africa! E l’Africa ha voluto le Suore Alcantarine.
Non so ancora cosa saranno questi giorni a Bodo e cosa vedrò, ma oltrepassando la porta di questa casa ho percepito di “togliermi i sandali, perché questa terra è terra santa”. Non sto esagerando e, per carità, non voglio che pensiate che mi sia venuto il famoso “mal d’Africa” oppure che, presa dall’esaltazione sentimentale del momento, non riesca a vedere l’oggettività dei fatti, o ancor peggio che mi sia lasciata conquistare dal fascino dei poveri senza scarpe e con i bei sorrisi. Nulla di tutto questo.
È che quando tocchi con mano il Mistero di Dio non puoi far altro che aprire gli occhi e ammirare. 

Io sto ammirando il si all’Amore di un Istituto religioso che 20 anni fa ha osato rispondere a Dio e che oggi ha portato frutto. Un amore forte, vero, che tira fuori il meglio del cuore e brucia dentro quando non riesci a donarlo.

“Il Giardino di Titta” Associazione Onlus

Corso Rosselli 93, 10129 Torino

Tel. 3492460366

ilgiardinodititta@libero.it

www.ilgiardinodititta.org

Iscrizione all’anagrafe delle Onlus prot. 2008/67571

CF: 97709200014

Destina il tuo 5 per mille indicando il codice fiscale dell’associazione nella denuncia dei redditi.
Non può che essere amore questo Bodo, non può che essere amore questo stare con loro, dimenticati da tutti, anche dal Presidente dello Stato, non può che essere amore curarli nel dispensario, far nascere i loro figli, accompagnarli malati verso “sorella morte”, formarli a scuola e vederli crescere, visitarli nei villaggi la mattina alle cinque, accoglierli e mangiare con loro.
Non può che essere amore, Amore di Dio. E davanti all’Amore vero non puoi che toglierti i sandali. Penso all’Italia, penso alle fraternità, alle mie consorelle nel mondo e chiedo al Signore di donarci ancora questi slanci, questi sogni che odorano della sua bellezza.

E se qui è un paradiso, starò attenta a non farmi prendere dall’entusiasmo, però permettetemi di continuare a vedere le stelle finché sono così vicine, così almeno per un attimo potrò dire anch’io:

Signore, eccomi manda me!

Suor Marilda Sportelli
Francescana Alcantarina